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Le nuove sfide per le banche italiane (video)

La seconda edizione di The Italian Banking Conference ha riunito a Milano i protagonisti di un settore in procinto di affrontare grandi cambiamenti

di Redazione 1 Dicembre 2018

Un momento di confronto tra imprese, istituzioni e ambiente accademico, un’occasione di analisi delle prospettive sul sistema bancario.

 

La seconda edizione di The Italian Banking Conference ha riunito i principali player del settore per discutere nuove strategie ed elaborare linee di condotta per affrontare gli sviluppi futuri.

 

Alle tre tavole rotonde della giornata hanno partecipato i vertici delle principali banche italiane e internazionali, oltre ai rappresentanti delle più importanti istituzioni nazionali e sovranazionali, da Banca d’Italia alla BCE.

 

Incontri il cui scopo è fare il punto sullo sviluppo del mercato dei crediti in sofferenza, discutere il ruolo delle grandi piattaforme tecnologiche nella trasformazione del sistema internazionale dei pagamenti e definire vantaggi e oneri per le banche europee in relazione all’approssimarsi della conclusione degli accordi per l’Unione Bancaria Europea.

 

Il filo conduttore della giornata è il confronto sulle grandi sfide che il settore bancario dovrà presto affrontare nel prossimo futuro. La prima è una sfida economica, che parte da una crisi che ha generato nelle banche una quantità indesiderata di non performing loans. Il settore ha reagito cedendo questi crediti ad operatori qualificati enormi masse di questi crediti.

 

La seconda sfida è quella tecnologica, riguardo ai nuovi sistemi di pagamento. E’ interesse delle banche capire come relazionarsi con gli operatori, che possono essere nuovi soggetti come Google Pay o apple Pay, ma restano comunque operatori che collaborano per creare soluzioni condivise.

 

La terza sfida riguarda l’Unione Bancaria Europea. Non si tratta soltanto di una sfida normativa o politica, ma riguarda la leadership e le modalità di convivenza sul mercato. In un contesto come quello attuale, in cui è necessario fare sistema e unirsi per rimanere competitivi, è necessario comprendere le regole che possano portare all’elaborazione di strategie vincenti.

 

 

Le interviste

Antonio Ambrosetti, amministratore delegato The Ruling Companies:

“La giornata di oggi ha origine dall’incontro dell’anno scorso. Abbiamo avuto un grande successo a Roma e ci siamo resi conto che un momento di riflessione, viste tutte le grandi sfide che le banche si trovano di fronte, sarebbe stato opportuno anche quest’anno. Il filo conduttore di questa giornata è proprio l’approccio delle banche a queste nuove grandi sfide. Gli Npl costituiscono una sfida economica, i nuovi sistemi di pagamento rappresentano una sfida tecnologica, mentre l’approccio all’Unione Bancaria Europea è una sfida di leaderhip”.

 

Andrea Mignanelli, amministratore delegato Cerved Credit Management:

Il tema del distressed real estate all’interno del mondo dei crediti problematici è fondamentale. Il 60% dei crediti bancari sono sostenuti da garanzia reale, l’80% degli incassi che derivano da un portafoglio vengono dal mondo immobiliare. L’attenzione dell’industria si sta spostando anche sul mondo immobiliare e ci si rende conto che è sempre più necessaria l’integrazione delle competenze immobiliari con quelle di gestione crediti. I nostri clienti più evoluti ci stanno chiedendo team misti, con esperti di entrambi i campi nella stessa squadra. Siamo convinti che la prossima tendenza nel servicing sarà quella di rafforzare le competenze per la gestione di immobili distressed, che quando giungono ad essere collaterali di un credito non performing significa che ci possono essere complicazioni con il bene. Occorrono quindi competenze specialistiche per trattare al meglio ogni caso.

 

Carlo Claudio Vernuccio, amministratore delegato, Italfondiario e chief credit management officer doBank: “L’ultimo anno molto è stato monopolizzato dalle operazioni Gacs. Gli operatori si sono organizzati, le agenzie di rating, gli investitori e le banche hanno preferito cedere a questi veicoli con una particolare struttura e gestiti da servicer indipendenti. Questo ha consentito di realizzare dei valori di cessione più in linea con le aspettative delle banche cedenti. Questa attività probabilmente terminerà a marzo con la scadenza della possibilità di chiedere la garanzia statale, ma verosimilmente dovremo aspettarci che ci siano comunque in futuro operazioni analoghe, senza garanzia. Riguardo agli Utp c’è molto da fare, ci attendiamo che il mercato si apra sempre di più a operazioni tra più banche, per consentire una gestione congiunta al fine di creare piani di risanamento aziendali e processi di recupero che siano più efficienti e orientati al risultato”.

 

Iacopo de Francisco, direttore generale Credito Fondiario: “Noi pensiamo che il mercato degli Utp sia un mercato importante, vediamo le banche avviare processi di dismissione di Utp nel corso dei prossimi anni e iniziare processi di esternalizzazione. Non crediamo che sarà un mercato grande quanto gli Npl, che richiede competenze diverse. Ci sarà un mercato, ma più di nicchia, senza i volumi che al momento si possono ipotizzare. Come Credito fondiario ci siamo mossi sul mercato e crediamo che la differenziazione sarà una mossa vincente, è possibile muoversi ad esempio su leasing e Utp immobiliari”.

 

Ignazio Angeloni, membro del Consiglio di Vigilanza della Banca Centrale Europea: “Ogni banca imposta le proprie strategie e fa i suoi calcoli di bilancio, con politiche diverse, business diversi. La loro propensione ad investire anche in titoli di Stato è differente.

In funzione di come vengono categorizzati i titoli ci sono comportamenti diversi.

Nel caso dei titoli tenuti fino alla scadenza, non c’è l’impatto dei movimenti dei rendimenti e dello spread sul capitale. Il Consiglio di Vigilanza non ha competenze in materia di regole contabili, che sono stabilite a livello internazionale”.

 

Seguo quello che ha detto il presidente Draghi, che ritiene che ci siano le condizioni per andare nella direzione di un accordo tra l’Italia e l’Europa sulla manovra.

Le banche possono usare le regole contabili per classificare i titoli che acquistano in base ai loro programmi su quanti tempo terranno questi titoli e i loro programmi di investimento.

Non abbiamo competenze in materia di regole contabili, stabilite a livello internazionale

 

Luigi Abete, presidente Luiss Business School e presidente BNL Gruppo BNP Paribas: “L’Italia negli ultimi anni si è trovata in affanno sul tema dei rapporti tra le imprese bancarie e i soggetti regolatori a livello sovranazionale. La normativa europea è entrata in vigore nel 2014, in un momento in cui gli altri grandi Paesi avevano già avuto un riassetto del sistema bancario, gestito con le vecchie norme, mentre l’Italia ha dovuto applicare le nuove norme in via sperimentale. Questo ha portato a ritardi, incomprensioni e delle difficoltà di soluzione di problematiche non eccezionalmente complesse”.

 

Massimiliano Merlini, partner & managing director The Boston Consulting Group: “Dal nostro punto di vista stiamo assistendo a un momento di grande trasformazione delle piattaforme tecnologiche a supporto dei servizi bancari. Noi pensiamo che queto sia dovuto principalmente a tre concause ugualmente importanti. Da un lato il cambiamento delle abitudini della clientela, dall’altro la regolamentazione, che impone una trasformazione digitale anche solo per esigenze di compliance normativa. E poi le banche tradizionalmente hanno investito poco in tecnologia, creando un debito tecnologico che va colmato”.



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