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Intermonte SIM: Overview ed impatto dei temi caldi del momento

di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte SIM 20 Giugno 2018

Sta emergendo in maniera sempre più evidente l’intento della BCE di consentire un deprezzamento dell’euro, dopo le dichiarazioni di Draghi (tassi negativi di fatto per tutto il 2019) e poco fa anche quelle di Nowotny (governatore Banca Centrale Austria): What we also see, is that we have a development of the exchange rate that’s leading to a significant weakening of the exchange rate against the dollar. That’s surely primarily a development of the interest-rate policy

 

Conseguenza possibile su Eurusd: confermata la view di dollaro tendenzialmente in rafforzamento nella seconda parte dell’anno fino ad area 1,10. Tuttavia, nel breve (tra giugno e prima parte di luglio al max) la tenuta di area 1,1540 potrebbe dar luogo ad un temporaneo recupero dell’euro (fino al max ad area 1,19) in vista dei temuti effetti della guerra commerciale (per ora sostanzialmente solo minacciata) sulla crescita globale

 

La posizione più morbida della Nouy sul tema NPL delle banche, letta congiuntamente con la decisione della Bce prima citata, lascia intravvedere un quadro di questo tipo: la necessità di tenere l’euro debole e consentire la fuoriuscita morbida dal QE ha portato ad un forte impegno su tassi fermi per quasi tutto il 2019. Tale indicazione potenzialmente penalizza le banche. Le dichiarazioni della Nouy (il cui mandato scadrà a dicembre) appaiono finalizzate anche a bilanciare questo potenziale effetto negativo della decisione sui tassi

 

Conseguenze si spread: nel corso del mese di luglio si potrebbe assistere ad un temporaneo restringimento fino ad area 180pb, ossia un calo di circa 40 pb rispetto ai livelli attuali. Le ragioni potrebbero essere le seguenti:

- Minori tensioni politiche in area periferica: una volta completato il turno del ballottaggio delle comunali della prossima domenica e terminato il Consiglio Europeo del 28-29 giugno
- Le posizioni di carry sui Btp potrebbero in parte essere temporaneamente ripristinate, in un contesto di certezza sui costi di finanziamento di tali posizioni, dopo la recente decisione sui tassi della BCE
- Clima regolamentare percepito come più morbido dopo l’audizione della Nouy di ieri

- Le potenziali tensioni in vista di un autunno ricco di importanti appuntamenti (legge finanziaria italiana, elezioni in Baviera da ottobre, elezioni mid term USA) potrebbero riemergere nel corso del mese di agosto, dal momento che gli operatori potrebbero anticipare il posizionamento più cauto
- Da tener sotto osservazione l’evoluzione della situazione politica tedesca, vista la scadenza a fine mese dell’ultimatum concesso dal ministro degli interni alla cancelliera sul tema immigrati

 

Tema dazi: la guerra commerciale per ora è ancora in fase di minaccia. Le minacce ovviamente agiscono comunque sulla percezione. Se si va più a fondo si scopre però che le misure rese note da Trump non sono immediatamente operative. Ad esempio, i dazi del 25% su beni importati dalla Cina saranno operativi dal 6 di luglio e inizieranno con una prima tranche di 34Mld$.

 

Gli ulteriori 200Mld$ di beni sotto minaccia di dazi (ridotti in questo caso al 10% in luogo del 25%), sono per ora allo studio. L’importo di 200MLd$ non è casuale, in quanto renderebbe poco credibile l’eventuale ritorsione della Cina in ambito commerciale, dal momento che i beni USA importati dalla Cina ammontano solo a circa 155Mld$. Le eventuali ritorsioni cinesi pertanto dovrebbero estendersi in ambito finanziario, ad esempio in termini di deprezzamento dello yuan.

 

Infine, le sanzioni contro i paesi che effettueranno commercio di petrolio con l’Iran partiranno dal 4 novembre. In altri termini, la tattica negoziale di Trump rimane improntata a disseminare il sentiero di potenziali “bombe ad orologeria” con partenza ritardata, in modo da avvertire la controparte, spaventarla ed avere nel frattempo il tempo di negoziare.

 

Petrolio: domani è attesa la riunione OPEC. L’Iran si è dichiaratamente detta contraria all’ipotesi di compromesso (aumento di circa 500.000 b/d) avanzata dall’Arabia e soprattutto dalla Russia. Il tentativo è quello di calmierare il prezzo del greggio almeno durante la driving season che termina ad inizio settembre, ossia un paio di mesi prima delle elezioni di mid term. Se l’Opec non riuscirà a partorire un accordo, è possibile che Trump agisca attraverso la leva dell’aumento della produzione dello shale oil, sebbene meno efficace sui prezzi in quanto si tratta di petrolio a basso tenore di zolfo ed inoltre vi sono colli di bottiglia sulle esportazioni. Dei circa 11 Mln b/d (di cui circa 8,5 dal alto shale oil), gli Usa al momento ne esportano circa 2 Mlnb/d.

 

- Conseguenze: durante l’estate è possibile un calo del prezzo del petrolio che nel caso del Brent potrebbe arrivare nell’ipotesi estrema fino ad area 60$, sotto la spinta anche di un eventuale aumento di fatto della produzione Opec+ (ossia Opec allargato comprendente soprattutto Arabia e Russia) anche in assenza di accordo formale nella riunione di domani, oltre che sotto la spinta in parte dell’aumento della produzione di shale oil. L’eventuale calo del greggio durante l’estate potrebbe comunque interessare prevalentemente il WTI il cui spread vs Brent è già arrivato a circa 10$, massimo dal 2015.

 

- Il citato calo del Brent potrebbe eventualmente arrestarsi in area 60 $/b, livello importante anche per le entrate fiscali russe

 

- A parte il periodo estivo, il trend primario del petrolio appare però orientato al rialzo per fine anno, in vista della continuazione della forte domanda cinese (primo consumatore al mondo con circa 11Mln b/d) ed alle difficoltà tecniche di utilizzo/esportazione dello shale oil, la cui produzione potrebbe comunque aumentare, visti i bassi costi di breakeven dei principali produttori del settore.

 

 

 

 

 

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