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GAM: l’Argentina continua il suo tango

di Mike Biggs, Investment manager delle strategie obbligazionarie Local Emerging Market di GAM Investments 14 Settembre 2018

L’Argentina si trova in questo momento ad affrontare numerose sfide. Ma, a nostro avviso, i rendimenti estremamente elevati, la risposta ortodossa di politica monetaria e il coinvolgimento del FMI nella crisi del Paese fanno presagire un contesto positivo nel medio periodo.

 

L’inflazione potrebbe aumentare sulla scia dell’indebolimento della valuta, ma la Banca centrale ha risposto in modo drastico e, di recente, ha alzato il tasso d’interesse al 60%. I tassi d’interesse reali sono oggi fortemente positivi rispetto a qualsiasi parametro. Anche a fronte di un eventuale rialzo dell’inflazione al 45%, i tassi reali sarebbero attestati al 15%. Inoltre, il governo di Buenos Aires si è assicurato un prestito da 50 miliardi di dollari dal FMI che, inizialmente, avrebbe dovuto essere erogato nell’arco di tre anni ma il FMI ha tuttavia acconsentito a rivederne la tempistica per collaborare al piano di rilancio economico del Paese.

 

La drastica risposta delle autorità monetarie è stata necessaria, ma riteniamo anche abbia determinato il netto crollo della crescita del PIL, che potrebbe esercitare pressioni politiche sul governo. Dall’inizio del 2017 l’Argentina ha compiuto ottimi progressi in termini di riduzione del deficit di bilancio, ma crediamo che le misure fiscali migliorative saranno difficili da mantenere a fronte della diminuzione del PIL.

 

Nei prossimi mesi prevediamo un netto miglioramento della bilancia commerciale, sullo sfondo del rallentamento della crescita. Tuttavia, questo potrebbe essere parzialmente compensato da un indebolimento dell’export dovuto al calo dei prezzi dei prodotti alimentari a livello globale: il miglioramento del saldo di bilancio sarà, almeno in parte, vanificato. La sfida per il governo sarà riuscire a limitare il deterioramento fiscale a fronte del calo della crescita e delle elezioni dell’anno prossimo. Se una parte della risposta fiscale avverrà sotto forma di tagli della spesa pubblica, potremmo assistere a un’intensificazione dei rischi politici con l’approssimarsi delle elezioni dell’ottobre 2019.

 

Crediamo che il Peso argentino sia a buon mercato ai livelli attuali, una convinzione che si rafforzerà se si concretizzerà la nostra previsione di diminuzione del disavanzo delle partite correnti. Per quanto riguarda i tassi d’interesse, le valutazioni sono rese più difficili dalla gamma di strumenti che l’Argentina ha a sua disposizione. Questi strumenti, tuttavia, si basano sul tasso di politica monetaria.

 

La nostra aspettativa di base vede una netta diminuzione della bilancia commerciale argentina (sullo sfondo della crescita debole), un deterioramento fiscale limitato e un’attenuazione dei rischi negativi, dovuti alla debolezza della crescita, grazie al supporto del FMI. Se il Peso argentino dovesse mostrare segnali di stabilizzazione, questi rendimenti risulterebbero estremamente appetibili per il mercato e gli afflussi di capitali dovrebbero agevolmente finanziare il deficit (in calo) delle partite correnti. Se la nostra opinione di base è esatta e si arriverà a una qualsiasi forma di stabilizzazione, crediamo che i titoli di Stato argentini produrranno rendimenti eccellenti. La probabilità di un risultato positivo sarebbe rafforzata in presenza di una stabilizzazione del dollaro USA e di un miglioramento del contesto di rischio globale.

 

I rischi non sono però assenti dallo scenario: il primo è rappresentato da un continuo indebolimento della valuta nel breve periodo malgrado i rendimenti elevati e l’aiuto del FMI. Le misure in vigore oggi e la risposta ortodossa di politica monetaria dovrebbero scongiurarlo, ma sussistono incertezze sulle prospettive di breve termine.Il secondo rischio, più fondamentale, è la possibilità che le misure introdotte per contenere il deterioramento fiscale - le quali potrebbero contemplare anche tagli della spesa - esercitino pressioni politiche sul governo uscente prima delle elezioni dell’ottobre 2019. Se si arrivasse a prevedere la vittoria di un governo più populista - o se l’amministrazione attuale si trovasse costretta a virare verso una politica più populista - l’assetto di politica economico-monetaria potrebbe essere a rischio. In uno scenario di questo tipo, persino le valutazioni attuali potrebbero non essere sufficienti a proteggere gli investitori da una perdita.

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