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Finanza immobiliare in salute (video)

Pir, fondi alternativi, Esg: a colloquio con Silvano Viotti di Societe Generale Securities Services

di Luigi dell’Olio, Monitorimmobiliare 30 Giugno 2018

L’andamento dell’immobiliare finanziario, l’impatto dei Pir sul settore, le prospettive dei mercati. Ne abbiamo parlato con Silvano Viotti, head of business development per l’Italia di Sgss (Societe Generale Securities Services), attiva nel nostro Paese dal 2006, che offre servizi di custodia titoli agli altri operatori finanziari.

 

Il settore immobiliare ha vissuto fasi alterne negli ultimi anni. Oggi sembra profilarsi un trend di generale ripresa, ma non per omogenea tra i settori. Qual è la sua sensazione al riguardo, dato che ha una prospettiva privilegiata?

“Il settore è cresciuto molto negli ultimi dieci anni. Le masse dei fondi immobiliari di diritto italiano sono sostanzialmente raddoppiate: nel 2007 si attestavano a 36 miliardi di euro, oggi siamo a 71. Certo se paragoniamo gli asset italiani a quelli degli altri grandi Paesi europei siamo in ritardo. Ad esempio in Francia si arriva a 300 miliardi. Ciò non toglie che sono stati fatti dei progressi. Nel 2007 avevamo 118 fondi istituiti in Italia, oggi siamo a 485. Segnalo inoltre un forte interesse degli investitori esteri per il mercato italiano. Un contributo in tal senso arriva dalla normativa comunitaria, che prevede il passaporto europeo per i fondi. Questo consente di creare fondi di diritto italiano gestendoli all’estero”.

 

Di cosa si occupa in questo mercato una banca depositaria come la vostra?

“Il nostro compito è tutelare l’investitore finale. Quando parliamo di fondi di real estate abbiamo due tipologie di investitori: quello istituzionale, in genere si tratta di assicurazioni, casse di previdenza, fondi pensione e fondazioni, soggetti che hanno bisogno di diversificare il proprio portafoglio e quello retail (il 5% dei fondi italiani è retail). Il depositario custodisce i beni investiti in portafoglio e anche la liquidità, in modo che vi sia sempre una separazione tra la Sgr che gestisce il fondo e gli investitori che ne detengono la proprietà. In ogni momento quindi teniamo traccia dei beni e del loro valore”.

 

Quando parla di passaporto europeo, si riferisce agli Eltif?

“Mi riferisco a tutti i fondi alternativi previsti dalla normativa comunitaria, tra cui rientrano anche gli Eltif che si rivolgono anche agli investitori retail interessati ad investire con un orizzonte di lungo termine”.

 

A proposito di immobiliare finanziario, che idea si è fatto dei PIR? La loro introduzione nel 2017 ha ottenuto un immediato riscontro da parte del mercato, superiore alle attese. Tuttavia l’estensione dell’universo eleggibile ai titoli dell’immobiliare nel 2018 non sembra aver portato benefici alle quotazioni delle aziende di questo settore. Come mai?

“Sicuramente il Pir ha avuto un grandissimo successo sul fronte della raccolta, tuttavia la maggior parte degli investimenti è finito sulle large cap italiane. L’effetto di investimento in Pmi è stato inferiore un po' per la scarsità di target, un po' per la difficoltà di inserire nei PIR strumenti diversi dalle azioni o dalle obbligazioni. Quanto al real estate, va considerato che questa asset class è particolare, essendo illiquida non sempre è appropriata per l’investitore retail. Non dimentichiamo l’esito negativo dei fondi immobiliari destinati al retail”.

 

Chiudiamo con uno sguardo al comparto Esg. Qual è il vostro ruolo in questo ambito?

“E’ un tema molto caro a Societe Generale. In Italia siamo un po' indietro rispetto a Francia e Germania, ma ci sono dei passi in avanti. Sul fronte del real estate abbiamo Sgr italiane molto vicine a queste tematiche, soprattutto alla questione della sostenibilità ambientale degli immobili. C’è anche un interesse crescente per il social housing, con partnership pubblico-privato”.
 


Questo articolo, con la videointervista, è presente su REview di questa settimana. Leggi gratuitamente il numero completo!

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