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Fidelity International: Outlook 2023, rischio recessione

di Andrew McCaffery, Global CIO di Fidelity International 28 Novembre 2022
È probabile che l'inflazione, che ha caratterizzato i mercati quest'anno, rimanga elevata, ponendo fine all'era del denaro facile e aumentando il rischio che l'eccessivo irrigidimento da parte delle Banche Centrali inneschi una recessione.
 
I mercati vogliono credere che le Banche Centrali cambino direzione, indirizzando l'economia verso un soft landing. Ma a nostro avviso, un hard landing rimane lo scenario più probabile nel 2023. La precedente regola del “whatever it takes” delle Banche Centrali durante la crisi finanziaria e la pandemia sta per finire, o è già finita.
 
Fino a quando i mercati non assorbiranno fino in fondo tale scenario, potremmo assistere a forti rialzi sulla scia dell’attesa mossa della Fed, per poi invertire la rotta quando questa non dovesse concretizzarsi nel modo previsto.
 
Alla fine, i tassi dovrebbero stabilizzarsi, ma se l'inflazione rimane al di sopra del 2%, è improbabile si riducano in breve tempo.

Quest'anno abbiamo assistito a una serie di eventi imprevedibili, le cui conseguenze si faranno sentire anche nel 2023, in particolare per quanto riguarda la guerra in Ucraina. 

 

Dal punto di vista finanziario, il cambiamento principale è stato il passaggio da un regime monetario favorevole ai mercati globali a uno incentrato sul controllo dell'inflazione.

 

Inflazione vs. tassi di interesse

Un fattore chiave da tenere sotto osservazione sarà l'evoluzione del dollaro. Nel 2022, il dollaro forte si è rivelato una zavorra per le altre economie, sia tra i Paesi sviluppati che tra quelli emergenti che fanno affidamento sul debito in valuta forte. Se la Fed continuerà ad alzare i tassi, un dollaro ancora più forte potrebbe accelerare l'inizio della recessione altrove. Al contrario, un netto cambiamento di direzione del dollaro potrebbe portare ampio sostegno e aumentare la liquidità complessiva delle economie in difficoltà.
 
Diversificazione geografica
 
Altri Paesi del mondo stanno attuando strategie diverse. Finora il Giappone ha mantenuto impostazioni di politica monetaria meno rigide, ma qualsiasi allontanamento dall'attuale controllo della curva dei rendimenti potrebbe portare a conseguenze indesiderate per lo yen e potenzialmente aggiungere un ulteriore livello di rischio ai già elevati livelli di volatilità dei mercati valutari.
 
Anche la Cina ha intrapreso un percorso diverso nel 2022, grazie alla sua politica di zero Covid e al ridimensionamento del mercato immobiliare. Nei prossimi 12 mesi, ci aspettiamo che la politica continui a concentrarsi sul rilancio dell'economia, investendo in settori a lungo termine come le tecnologie verdi e le infrastrutture. L'allentamento delle restrizioni da Covid genererà una ripresa dei consumi. La deglobalizzazione derivante dalla pandemia e dalle tensioni con gli Stati Uniti richiederà del tempo per farsi strada, ma è un tema destinato a crescere.
 
I mercati emergenti e i Paesi asiatici, con una correlazione di crescita più debole rispetto a Stati Uniti ed Europa, rappresentano la strada per aumentare la diversificazione, mentre la liquidità e i titoli investment grade di qualità offrono caratteristiche difensive.
 
Elementi idiosincratici
 
Con l'aumento della dispersione dei rendimenti, gli investitori saranno in grado di selezionare elementi idiosincratici per i loro portafogli piuttosto che affidarsi ai trend dell'intero mercato per generare rendimenti. Dovrebbero inoltre iniziare a emergere opportunità tra i titoli guidati da tematiche di più lungo periodo come la decarbonizzazione e la reindustrializzazione, che potrebbero attirare l'attenzione degli investitori prima del tempo.
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