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Coronavirus, il limitato ruolo delle Banche centrali

di Philippe Waechter, Chief Economist di Ostrum Asset Management (Gruppo Natixis IM) 26 Febbraio 2020

Di solito un’epidemia tende a generare il classico impatto a V sull'attività economica, sulla scia di quanto successo con la SARS nel 2002 e nel 2003. L'impatto è importante, ma temporaneo e l’effetto persistente è molto limitato. Allo stesso tempo, si ritiene che le Banche centrali possano essere d'aiuto nel caso di uno scenario diverso, ed è in questo possibile supporto delle Banche centrali che va ricercato il motivo della tendenza al rialzo dei mercati azionari.

 

Ma può andare così quando ci sono 600 casi di coronavirus in Corea del Sud che provocano un livello di allerta nazionale? Può funzionare così quando 11 città in Italia sono in quarantena? Può andare avanti così quando il riferimento è la Cina all'inizio degli Anni 2000, quando le interazioni di Pechino erano limitate con il resto del mondo? Ora la Cina è un attore globale con un ruolo di primo piano nella maggior parte delle catene del valore. Se l'attività aziendale si ferma in Cina, l'impatto sarà globale in quanto le aziende di altre parti del mondo non saranno in grado di produrre in quanto non in grado di sostituire spontaneamente la componente cinese della loro linea di produzione. Questo effetto di ricaduta negativo è visibile nel bassissimo livello registrato dal Baltic Dry Index (costo del trasporto merci) e nel calo del numero di container in arrivo in Europa. Le imbarcazioni non possono lasciare i porti cinesi e, allo stesso tempo, le imbarcazioni non cinesi che arrivano in Cina non sono più in grado di consegnare i loro container perché la gente non lavora e perché le scorte sono già ad alto livello. L'effetto di contagio per l'economia globale passerà attraverso questo canale che porterà ad una sorta di disequilibrio che sarà favorevole agli Stati Uniti, almeno nel breve periodo.

 

L'attuale epidemia ha iniziato a creare shock che riducono la possibilità di una dinamica omogenea. Si tratta di uno shock sul fronte dell'offerta e quindi di uno shock che va al di là delle possibilità di intervento degli strumenti di politica monetaria. Un calo del tasso di interesse spingerebbe la domanda, ma l'offerta non può aumentare nel breve periodo perché i lavoratori in molti luoghi della Cina non possono tornare in fabbrica prima della seconda settimana di marzo. Lo stesso vale per una politica fiscale proattiva, che darebbe impulso alla domanda interna.

 

Pertanto, non contare sulla Fed, la BCE o altre banche centrali come fonte di soluzione. Il loro unico ruolo è quello di limitare il fallimento delle imprese. È importante, ma è solo una medicina per rimanere in vita prima di una guarigione associata a un vaccino o alla scomparsa della malattia.

 

Il rafforzamento del dollaro

 

Il dollaro ha registrato un solido andamento fin dall'inizio dell'epidemia. Il primo motivo è il suo effetto di "porto sicuro" con gli Stati Uniti che appaiono più sicuri di qualsiasi altro posto. Ma non è sufficiente: la ragione principale è la chiusura dell'economia statunitense rispetto all'area dell'Euro, che comporta maggiore autonomia nel suo processo di crescita rispetto ad altri Paesi e in particolare all’Est asiatico.

 

L'apertura degli Stati Uniti è abbastanza stabile nel tempo, mentre per l'area Euro sotto l'impulso tedesco il grado di apertura è al 19%. La capacità di crescere da sola è più debole nell'area Euro che negli Stati Uniti. Nel caso di un contagio da coronavirus, gli Stati Uniti possono essere percepiti come abbastanza immunizzati, senza dubbio di più rispetto ai Paesi europei.

 

La possibilità di una crescita più autonoma nell'area Euro non è stata rafforzata dal mancato raggiungimento di un accordo sul bilancio europeo. È una brutta notizia per l'Europa, perché dimostra che la cooperazione europea sembra in fase di stallo: significa che nella situazione attuale, quando non si può scommettere sulla Cina, il candidato naturale sono gli Stati Uniti, non l'Europa. Ed è un peccato.

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