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Allianz GI, timori per commercio e crescita

di Stefan Scheurer, Director, Global Capital Markets & Thematic Research di Allianz Global Investors 31 Maggio 2019

Dalle elezioni per il Parlamento europeo dello scorso fine settimana è emerso un quadro politico più frammentato. I gruppi europeisti hanno ancora la maggioranza, ma le trattative per formare una coalizione sembrano difficili. Probabilmente l’impatto del voto si avvertirà soprattutto a livello nazionale: l’avanzata delle forze euroscettiche, come la destra nazionalista della Lega in Italia, potrebbe accrescere l’instabilità politica; il premier greco Tsipras ha annunciato elezioni legislative anticipate; i negoziati sulla coalizione in Belgio restano difficili; la posizione anti-UE di Nigel Farage avrà un forte peso sulla politica del prossimo governo inglese sulla Brexit.

 

Il clima di incertezza politica non svanirà, ma all’inizio della settimana gli effetti sui mercati azionari e obbligazionari sono stati limitati: gli investitori sembravano aver in gran parte previsto il risultato delle urne. È invece più interessante osservare i mercati delle commodity. Sebbene il recente aumento delle scorte USA (al livello più alto da luglio 2017) abbia placato i timori di una possibile mancanza di offerta, l’intensificarsi delle tensioni commerciali fra USA e Cina potrà lasciare una traccia sulla crescita globale. Le materie prime, in particolare il petrolio, sono sotto pressione a causa di un possibile calo della domanda e le attese di inflazione USA basate sul mercato per i prossimi cinque anni sono ulteriormente peggiorate.

 

L’impatto dello scontro commerciale si avverte anche in altre aree. I fondi del mercato monetario hanno registrato la raccolta più consistente da inizio anno (quasi USD 50 miliardi), mentre i mercati azionari emergenti hanno visto crescenti deflussi di capitale nelle ultime cinque settimane. La domanda di Treasury USA resta elevata e, insieme allo yen, il dollaro si conferma un bene rifugio, malgrado una significativa sopravvalutazione e il posizionamento unilaterale degli investitori speculativi. Nello stesso tempo, il settore manifatturiero statunitense deve far fronte ai crescenti ostacoli derivanti dal conflitto commerciale. Il PMI manifatturiero di Markit è sceso al livello più basso da settembre 2009 (da 52,6 a 50,6 punti) e in aprile gli ordini di beni di consumo durevoli indicavano un marcato rallentamento della crescita americana. Sull’altra sponda del Pacifico, in maggio il PMI manifatturiero giapponese è calato a 49,6, al di sotto della soglia di espansione, e in aprile gli utili industriali cinesi hanno subito una riduzione di quasi il 4% anno su anno a causa della flessione della domanda e dell’attività manifatturiera.

 

Sono state pertanto invocate misure di stimolo fiscale. Negli USA Trump ha annunciato un pacchetto da USD 16 miliardi per il comparto agricolo, il più colpito dallo scontro commerciale con la Cina. La mossa, assieme ai toni più concilianti nella guerra dei dazi, riflette la nota strategia di sostegno ai mercati ribattezzata “Trump put”. Contemporaneamente, la Federal Reserve prende tempo (“Fed put”) e il governo cinese aiuta l’industria con programmi infrastrutturali e migliori condizioni di credito (“Xi put”). Incidentalmente, Pechino si sta preparando all’eventualità che il conflitto commerciale non si risolva molto presto: secondo un istituto di ricerca statale, lo scontro potrebbe continuare fino al 2035. Se la crescita rallenta ulteriormente, non si possono escludere ulteriori misure di stimolo monetario e fiscale su larga scala.

 

La settimana prossima

 

Dagli USA sono in arrivo diversi dati interessanti. L’indice ISM (lunedì) e gli ordinativi industriali (martedì) forniranno ulteriori indicazioni sullo stato dell’economia americana. Il rapporto ADP sul mercato del lavoro (mercoledì) ci offrirà un’anteprima dei dati ufficiali di maggio (venerdì). E la bilancia commerciale (giovedì) dovrebbe essere letta nel contesto della guerra dei dazi. Nell’Eurozona, l’attenzione sarà rivolta alle commesse all’industria tedesca (giovedì) e ai dati su produzione industriale e scambi commerciali relativi a Germania e Francia (venerdì). Giovedì, occhi puntati sulla decisione sui tassi della Banca Centrale Europea, dato che i prezzi al consumo (previsti anch’essi per giovedì) restano al di sotto dell’obiettivo dell’istituto, appena inferiore al 2%, e le attese di inflazione market-based sono sempre più basse. In Asia sarà la Cina al centro della scena. Lunedì il PMI manifatturiero di Caixin ci dirà se l’industria cinese possa sfuggire al rallentamento globale, e venerdì le riserve in valuta estera ci riveleranno se la PBoC è intervenuta in difesa della moneta locale.

 

Active is:

 

Mentre gli indicatori tecnici, come gli indici di forza relativa (RSI), si sono recentemente stabilizzati su livelli modesti, nell’ultimo sondaggio dell’American Association of Individual Investors (AAII) la percentuale di “orsi” è salita a quasi il 40%. L’indagine evidenzia che la quota di liquidità nei portafogli è scesa al 15% e quella dei fondi azionari è salita di 2 punti percentuali, al 37%. Ciò suggerisce che i “tori” potranno riguadagnare terreno.

 

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Coima Res 3.02 8.1800 295,351,644 0.153
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Dea Capital 0.00 1.2500 383,265,125 0.061
Gabetti Holding 0.00 0.2950 17,431,821 0.000
Heidelberg Cement 1.05 59.7000 11,845,463,677 0.012
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-2.00 1,175.4000 99,702 0.015
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