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I mercati emergenti si trovano ancora in una posizione favorevole?

di Luigi dell’Olio, Monitorimmobiliare 23 Dicembre 2017

Una recente battuta d'arresto della performance nei mercati obbligazionari in valuta locale ha indotto alcuni investitori a temere che il ciclo della ripresa possa andare in corto circuito. L’outlook di Gene Frieda, global strategist di Pimco, in esclusiva per REview.

 

"Dopo l'eccellente andamento dei mercati emergenti nei primi nove mesi del 2017, una recente battuta d'arresto della performance nei mercati obbligazionari in valuta locale ha indotto alcuni investitori a temere che il ciclo della ripresa possa andare in corto circuito. La sottoperformance in atto da due mesi nei mercati emergenti in valuta locale rappresenta un'opportunità o un segnale d'allarme?

 

Con il 2018 alle porte, siamo inclini a considerare le correzioni come quella degli ultimi tempi un'opportunità piuttosto che un campanello d'allarme. Tale valutazione si basa su alcune importanti premesse:

 

-Innanzitutto, la crescita e la performance degli attivi nei mercati emergenti dipendono dall'espansione globale. La crescita del PIL mondiale si è rafforzata e ampliata nel 2017, pertanto lo scenario per le economie emergenti è favorevole in vista del 2018.

 

-L'andamento degli attivi emergenti è altresì determinato dalle condizioni di liquidità su scala globale, che attualmente appaiono sui livelli più favorevoli dalla crisi finanziaria mondiale. Inoltre, la leva finanziaria resta ridotta grazie ai vincoli post-crisi sul capitale bancario.

 

-Il graduale rientro dalle misure accomodanti straordinarie delle banche centrali non dovrebbe intaccare la performance dei mercati emergenti fintanto che gli istituti di emissione continuano a ricercare un equilibrio tra la stabilità finanziaria e gli obiettivi di crescita/inflazione, con una possibile conseguente estensione del ciclo economico. L'andamento dei mercati emergenti risente di norma non degli aumenti dei tassi d'interesse nominali dettati dal ciclo bensì delle variazioni repentine dei prezzi degli attivi che pregiudicano la crescita. È importante sottolineare che gli shock legati alle quotazioni degli attivi non comportano necessariamente un balzo dei tassi d'interesse reali; essi possono essere il risultato di una più graduale riduzione della liquidità che si ripercuote su mercati finanziari gonfiati, come è avvenuto con la bolla dei titoli tecnologici nel 2000 e con quella immobiliare nel 2008.

 

-La mancanza di squilibri gravi nella maggior parte dei paesi emergenti suggerisce che uno shock inatteso dei tassi d'interesse per l'economia globale non avrebbe le conseguenze deleterie osservate nel 2013 (le "fibrillazioni sul tapering"). In un contesto di persistente solidità delle condizioni finanziarie, sarà importante monitorare l'eventuale sviluppo di squilibri e, se del caso, le aree in cui ciò avviene.

 

I fondamentali robusti aiutano a tenere al riparo i mercati emergenti

I mercati emergenti rimangono "condition taker" ad alto beta sia attraverso gli scambi commerciali sia attraverso i flussi di capitali. Tuttavia, la principale differenza oggi sta nel fatto che le economie emergenti non presentano gli squilibri ciclici che in passato hanno generalmente aggravato gli shock. In termini di fondamentali, esse non sono probabilmente mai state tanto al riparo durante la fase avanzata di un ciclo di innalzamento dei tassi negli Stati Uniti.

 

I rischi politici contano ancora per i mercati emergenti, ciò nonostante la mancanza di squilibri ciclici aiuta: Gli effetti macroeconomici dell'incertezza politica dovrebbero con maggiore probabilità prodursi in maniera graduale piuttosto che rapida. Un'eccezione sarebbe rappresentata dalla Turchia, che è più vulnerabile agli shock politici per via del suo significativo e crescente fabbisogno di finanziamento esterno.

 

Cosa potrebbe andare storto?

Con l'atteso rallentamento della crescita cinese in atto, una flessione dei prezzi delle materie prime potrebbe pesare sulle prospettive di espansione dei paesi emergenti esportatori di tali beni. Tuttavia, il contesto e la natura della decelerazione cinese sono alquanto diversi da quelli del 2015. Le dinamiche delle scorte nel settore immobiliare sono decisamente migliorate, l'indebitamento può oggi essere ridotto sullo sfondo di una robusta domanda esterna e le riforme sul lato dell'offerta possono potenzialmente sostenere i prezzi delle materie prime anche se la domanda immobiliare cala. Di conseguenza, un hard landing in Cina appare improbabile.

 

Previsioni di crescita a parte, coloro che investono nei mercati emergenti dovrebbero considerare i recenti cambiamenti all'"impianto" dei mercati finanziari globali che potrebbero enfatizzare i piccoli shock.

 

Nello specifico, l'aumento delle strategie d'investimento sistematiche che utilizzano il momentum e la volatilità degli attivi per determinare il livello di assunzione di rischio è intrinsecamente prociclico. Inoltre, il passaggio a un investimento più passivo negli ultimi anni ha ridotto il pool di capitali attivi e improntati alla ricerca di valore che è storicamente intervenuto nei vuoti di mercato.

 

La buona notizia tuttavia è che questi pool di capitali a gestione passiva che adottano un approccio focalizzato sul momentum restano relativamente contenuti e molti investitori per generare alfa puntano ancora in maniera attiva a sfruttare la dispersione a livello di valutazioni quando ciò si verifica. Riteniamo che, soprattutto nel reddito fisso emergente, la gestione attiva offra l'opportunità di trarre vantaggio dalle anomalie create da questi problemi all'impianto.

 

Anche se quest'ultimo appare sospetto a volte, i mercati emergenti sembrano ancora trovarsi in una posizione favorevole".



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Dea Capital -0.54 1.4600 447,653,666 0.449
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